sanitari multiuso

dice che quel ragazzetto che si chiamava Duchamp un giorno prese un cesso e lo mise in una galleria d’arte.
fu così che diventò un artista (che uno pensa che è difficile diventare artisti e invece) e da allora qualunque cosa faceva poi tutti dicevano che era un’opera d’arte.

per esempio dice che una volta arrivò a una festa (Duchamp, dico) e appena entrato si tolse il soprabito e lo appoggiò su una poltrona: ecco.
nessuno osò spostarlo perchè tutti pensarono che fosse un’installazione di quel Duchamp là che era un artista famosissimo quando invece lui (sempre Duchamp, dico) si era semplicemente tolto il soprabito e non sapeva dove metterlo, che quella mica era casa sua.

io, da quando ho saputo questa cosa interessantissima di Duchamp, per non generare spiacevoli incomprensioni, uso il cesso come attaccapanni.

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19 Responses to sanitari multiuso

  1. Maurice ha detto:

    Ma la pipì la fai sull’attaccapanni? Troppo bello, complimenti.

  2. S. ha detto:

    quasi sempre, sì.
    mi ha insegnato il mio cane.
    (si chiama Mirò, il mio cane, dico – sul serio)

  3. Gigi Massi ha detto:

    poi c’era uno che mise la merda in scatola e diventò famoso, e si chiamava come un altro che si fece un mazzo così per scrivere mille pagine di romanzo, eppure, guarda tu le stranezze, il primo è un genio, l’altro, sta sulle balle a tutti.

  4. S. ha detto:

    son cose.
    pensa che se invece di metterla in scatola l’avesse messa nel suo luogo naturale (ovvero il cesso di Duchamp), non si sarebbe mai saputo nulla nè dell’uno nè dell’altro.

    (quello del romanzo invece, eh: lui sarebbe continuato a rimanere sulle balle a tutti, ma mica si può avere tutto nella vita)

  5. Gigi Massi ha detto:

    pensa che anche quello del romanzo, l’avesse messo nel cesso, il romanzo, pensa, a nessuno sarebbe stato sulle balle

  6. S. ha detto:

    già: il cesso è come il nero.
    ci sta bene tutto.
    (e smagrisce pure)

  7. Gigi Massi ha detto:

    smagrisce a meno che non sei proprio un cesso, e allora…

  8. S. ha detto:

    esatto.
    e buttare un cesso dentro al cesso è peccato di ridondanza, come ci insegnano le scritture.
    (le scritture sui muri dei cessi, dico)

  9. eio ha detto:

    dentro “one year with swollen appendices”, brian eno racconta che una volta, con tensione dadaista, ha pisciato dentro il pisciatoio (non un cesso, eh) di duchamp, che si trovava nel museo nel quale stava allestendo una sua opera.

    peccato che era una riproduzione.

  10. S. ha detto:

    anche mio zio mi raccontava che una volta, in un impeto di ribellione verso tutte le forme d’arte, ha pestato la merda del Manzoni, giù in strada.
    peccato fosse solo una sua riproduzione.
    (realizzata in loco dal cane di Gastone)
    (Gastone sarebbe il macellaio lì all’angolo)
    ;)

  11. Gigi Massi ha detto:

    ma non mi dire, pensa che una volta a scuola un mio compagno ha pestato quella merda del manzoni, come si chiamavano i promessi qualcosa

  12. S. ha detto:

    sarà mica lo stesso che a ricreazione si vantava di aver pisciato nel cesso di Brian Eno?

  13. G+ ha detto:

    io, per fare un po’ l’originale come voi tutti, ho provato a pestare il piscio di Gastone, il cane del macellaio, ma non è successo assolutamente nulla.
    così ci ho buttato sopra i promessi del manzoni ma niente; poi ho aggiunto anche il barattolo pieno dlel’altro manzoni, ma nulla; poi ci ho messo sopra il cesso di duchamp (riproduzione), il disco di eno, e, visto che non l’ho trovato, anche il soprabito famoso ma niente.
    niente di niente.
    cosa avrei dovuto ottenere, poi? non ricordo.

  14. giarina ha detto:

    tanto per star in tema, non conosco eno, ma mi piace molto albagno quando canta felicità e poi non so mai se si deve lasciar la mancia alla signora della toilette. manzoni dice di sì, nel suo trattatello ‘ promessi&bonton ‘.

    se interessa ne ho cinque copie a 40 euro cadauna, ché nella vita può sempre servire.

  15. giarina ha detto:

    mi ha telefonato mia sorella, dice che gli hai intasato il bagno con il pigiama.

  16. S. ha detto:

    e pensare che glielo avevo anche spiegato, a tua sorella, che quello non era il campanello ma la catena dello sciacquone.
    (ma lei mica mi ascoltava, guardava Uccelli di Rovo)

  17. S. ha detto:

    io per fare l’originale ho pestato il cane di Gastone.
    e ho ottenuto che quello m’ha dato un morso sul culo che sembra un’opera d’arte.

  18. G+ ha detto:

    una domanda mi chiedo capo: dove vai al cesso, se lo usi come attaccapanni?

  19. S. ha detto:

    vado al guardaroba.

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